Infezioni Renali

 

Pielonefrite acuta

La pielonefrite acuta è definita come un’infiammazione acuta del rene e della pelvi renale, la cui origine è tipicamente batterica.


Le Cause

I microrganismi generalmente coinvolti sono i batteri Gram negativi (Escherichia Coli più frequentemente), raramente i Gram positivi. La via di infezione più comune è ascendente dalle basse vie urinarie. Altre cause coinvolte sono il reflusso vescico-ureterale e l’ostruzione dell’alto apparato urinario (ad esempio in relazione alla presenza di calcolosi ostruente) che favorisce il ristagno di urina e la proliferazione batterica. Possibile è anche la diffusione ematogena.


I Sintomi

Il quadro clinico è dominato dalla febbre elevata (>38°C) con brivo e dal dolore al fianco. Spesso si accompagnano “sintomi delle basse vie urinarie” come l’aumento della frequenza urinaria, il dolore e/o bruciore minzionale e l’urgenza. Spesso la pielonefrite è una complicanza di una cistite acuta della quale sono presenti segni e sintomi. Potenziali e temibili complicanze sono gli ascessi renali, perinefrici e paranefrici, come anche l’urosepsi, quando l’infezione diffonde a livello sistemico.


Quali Esami fare? 

Gli esami del sangue comunemente evidenziano un aumento dei leucociti e degli indici di flogosi (come VES e PCR). L’esame delle urine evidenzierà la presenza di leucociti e batteri, la cui identificazione avviene attraverso l’urinocoltura che oltre ad indicare lo specifico batterio coinvolto ne indica anche la carica batterica e l’antibiotico a cui risulta più sensibile (attraverso l’antibiogramma). La TAC e l’ecografia sono esami radiologici utili nell’identificare l’eventuale ostruzione congenita o acquisita che può aver scatenato la patologia, così come possono identificare alterazioni patologiche (ad esempio idronefrosi, ascessi renali etc.) che richiedono un approccio terapeutico più invasivo. 


Le Terapie

Il trattamento è basato sull’antibioticoterapia mirata per un periodo di tempo non inferiore ai 10 giorni e che a volte è necessario somministrare per via parenterale in regime di ricovero. E’ indispensabile, inoltre, escludere la presenza di ostruzione quale causa scatenante, cha va eventualmente rimossa quanto prima. 


Pielonefrite cronica

La pielonefrite cronica è il risultato di infezioni renali ricorrenti che portano all’atrofia del parenchima renale con la formazione di cicatrici e conseguentemente all’insufficienza renale. Chi ne è affetto spesso non ha sintomi, ma ha una storia clinica caratterizzata da infezioni ricorrenti delle vie urinarie. Pertanto la diagnosi è spesso incidentale in corso di indagini radiologiche eseguite per altri problemi. L’ecografia e l’Uro-TAC sono esami radiologici utili a documentare le alterazioni trofiche caratteristiche della pielonefrite cronica. I livelli ematici di creatinina riflettono la severità dell’insufficienza renale, ma l’esame migliore per valutare la funzionalità del rene coinvolto dalla patologia è l’angioscintigrafia renale sequenziale, in grado di valutare la funzionalità dei due reni in maniera indipendente. Il danno renale della pielonefrite cronica non è reversibile, pertanto l’approccio terapeutico dipende dalla funzionalità residua dell’organo. Eliminare le infezioni urinarie ricorrenti e correggere qualunque difetto anatomico e/o funzionale sottostante (es. calcolosi e altre uropatie ostruttive) possono prevenire l’ulteriore danno renale. L’asportazione chirurgica del rene affetto può essere necessaria in caso di ipertensione nefrogenica e/o infezioni ricorrenti che originano dal rene ormai necrotico e non funzionante che rappresenta terreno fertile per lo sviluppo di microrganismi.