Calcolosi Reno-Ureterale

 

La Calcolosi Urinaria

La calcolosi urinaria è una delle malattie più diffuse e l’incidenza varia a seconda della distribuzione geografica risultando più frequente nei Paesi ad alto tenore di vita (Nord-America, Giappone, Europa). In Italia ogni anno si verificano circa 3000 nuovi casi per milione di abitanti , si calcola che colpisca il 15-20% della popolazione, con differenze tra regione e regione e tra i sessi (piu’ uomo che donna). La causa della formazione dei calcoli è, in alcuni casi, ancora parzialmente sconosciuta: tuttavia si ipotizza che alcuni sali, normalmente presenti nelle urine, a causa di un’eccessiva concentrazione, diano origine ai calcoli. Circa l’80% dei calcoli contiene calcio: altre componenti possono essere sostanze organiche sotto forma di acido urico e cistina. In circa il 10% dei casi la composizione dei calcoli risulta essere costituita dall’associazione delle sostanze appena citate.

I Fattori che possono portare alla formazione di Calcoli Renali sono:

- Genetici

- Stagionali

- Nutrizionali

- Carenza di citrati urinari

- Alterazioni del pH urinario

- Malattie metaboliche ed endocrine

- Acidosi tubulare renale

- Malformazioni delle vie escretrici



I Sintomi

Il sintomo più frequente di esordio della calcolosi urinaria è il dolore (colica renale) la cui entità e localizzazione dipendono dalle dimensioni e dalla sede del calcolo.

Generalmente, i calcoli urinari determinano un’ostruzione della via escretrice con conseguente dilatazione della stessa. Se tale distensione si verifica in maniera lenta e progressiva, il quadro clinico può essere del tutto silente o caratterizzato da lombalgia o senso di peso al fianco.

Puo’ essere presente microematuria e, nel 30-40% dei casi, macroematuria (sangue visibile nelle urine), che in genere si manifesta durante o immediatamente dopo un episodio di colica renale.



La Diagnosi

Si avvale in primo luogo dell’ecografia che ha il vantaggio di poter essere eseguita anche nei pazienti allergici al mezzo di contrasto o durante la gravidanza, anche se risulta difficile l’identificazione di calcoli di diametro inferiore a 5 mm specialmente se localizzati lungo il decorso dell’uretere.

Le altre tecniche diagnostiche sono rappresentate dalla radiografia diretta dell’addome, dall’urografia, dalla TAC spirale che in caso di colica in atto, consente un’immediata diagnosi differenziale con altre patologie (cisti ovariche, affezioni pelviche, appendicite, diverticolite...)

La maggior parte dei pazienti scopre di avere dei calcoli delle vie urinarie in seguito ad una colica. Essa e’ tipica del calcolo in movimento lungo la via escretrice. E’ caratterizzata da un dolore acuto intermittente, che si origina dal fianco. La febbre, preceduta da brividi, e’ l’espressione di un’infezione delle vie urinarie ad essa associata. Non appena si avvertono questi sintomi o si sospetta la presenza di un calcolo e’ opportuno parlarne con lo specialista.

La Terapia della Calcolosi Urinaria mira essenzialmente a raggiungere tre obiettivi:

1. Il superamento della fase acuta (colica renale)

Il trattamento della colica renale e’ diretto al controllo del dolore e di un’eventuale infezione secondaria . Vengono modernamente impiegati farmaci anti-dolorifici/anti-infiammatori , alfa-litici che rilassano selettivamente la muscolatura delle vie urinarie e , ove indicato, antibiotici. In questa fase non e’ raccomandabile bere molto, per il rischio di eccesiva distensione e possibili fissurazioni delle vie urinarie.



2. La rimozione del calcolo

Va tenuto presente che i calcoli di diametro pari o inferiore a 4-5 mm, vengono eliminati spontaneamente in piu’ dell’80% dei casi.

La terapia medica litolitica solo in un ridotto numero di casi può portare alla completa dissoluzione del calcolo ed ha ruolo principalmente nella prevenzione della formazione di recidive.

Per il trattamento dei calcoli non passibili di eliminazione spontanea, sono oggi disponibili numerose tecniche strumentali extracorporee, endoscopiche o chirurgiche. Attualmente, circa l’80% delle calcolosi urinarie viene trattato mediante litotrissia extracorporea ad onde d’urto o ESWL (Extracorporeal Shock Wave Lithotripsy). Tale metodica impiega onde d’urto esterne che vengono concentrate sul calcolo (con puntamento ecografico o radiologico) per ottenerne la frantumazione.

Il trattamento endoscopico si basa su due tipi di interventi: la litotrissia percutanea, che consiste nell’introduzione all’interno del rene di uno strumento attraverso un canale operativo che viene creato a livello della regione lombare mediante una piccola incisione cutanea e l’utilizzo di opportuni dilatatori, e le procedure ureteroscopiche che si avvalgono di strumenti a fibre ottiche introdotti attraverso l’uretra fino alla sede del calcolo. Entrambe queste tecniche permettono mediante l’ausilio di pinze e sonde elettroidrauliche , ad ultrasuoni o laser ,di frantumare ed asportare i calcoli.

Per quanto riguarda invece il trattamento chirurgico, attualmente viene riservato a calcoli voluminosi o a stampo prevalentemente localizzati a livello della pelvi renale o a calcoli non trattabili con le precedenti metodiche.



3. La prevenzione delle recidive si realizza con: l’idropinoterapia, la dieta, il trattamento farmacologico ed il controllo del pH urinario. Quest’ultimo aspetto assume un ruolo sempre piu’ importante perche’ la prevenzione delle recidive deve diventare un punto fermo nella strategia terapeutica dei calcoli renali. Questo significa una costante applicazione ed attenzione alle indicazioni fornite dal proprio medico.

L’idropinoterapia consiste nel bere con regolarità, nell’arco di 24 ore, 2-3 litri d’acqua, al fine di ridurre la concentrazione dei sali che provocano la formazione dei calcoli. E’ importante sia un comportamento alimentare corretto, volto a ridurre l’assunzione di sodio e di proteine animali e a non modificare l’apporto di calcio, sia creare nelle urine le condizioni meno favorevoli alla formazione dei calcoli. Tale azione puo’ essere svolta attraverso l’assunzione di sali di citrato, in grado di prevenire la formazione e l’aggregazione dei cristalli e di normalizzare il pH delle urine. Il controllo di questo parametro assume quindi un ruolo importante nella prevenzione delle recidive.